Dalla Prima alla Seconda Guerra Mondiale


Nel corso della prima guerra mondiale (1915-1918) il Cadore fu teatro di guerra. Si combattè una logorante guerra di posizione sulle Tofane ( il Sacrario di Pocol rende omaggio a 9.707 caduti italiani), sul monte Piana, dove è ancora possibile vedere le trincee e le postazioni di ambedue gli eserciti, oggi recuperate per motivi di testimonianza, e su tutta la linea del fronte dolomitico.

L’attuale Museo nelle nuvole, curato dall’alpinista Reinhold Messner è situato, ad oltre 2000 metri, proprio nel forte di Monte Rite, uno dei forti della linea di difesa Maè-Cadore: infatti, il Regno d’Italia considerava il territorio come un possibile fronte “caldo” e questo lo si poté percepire tra la fine dell’800 ed i primi anni del ‘900 quando, nonostante la Triplice Alleanza con l’Austria e la Germania, finanziò la costruzione di imponenti fortezze situate in posizioni che avrebbero dovuto essere strategiche.

La guerra, dimostrò l’inutilità di una linea di difesa di tale tipo, perché i forti dovettero essere abbandonati di fretta in seguito alla ritirata del 1917 conseguente alla disfatta di Caporetto. Il Cadore con ciò fu occupato militarmente e riconquistato nelle ultime fasi della guerra (30 ottobre 1918). Anche la linea ferroviaria che raggiunge Calalzo, terminata non per caso nel 1914, fu un’infrastruttura importante di servizio per il fronte.

Tutta la zona cadorina fu sede di operazione della IV Armata che si stabilì a Cortina d’Ampezzo e nei paesi circostanti: i combattimenti più aspri si accendesero, come già detto, sulle Tofane dove, il 20 luglio 1915, cadde il generale Antonio Cantore.

Il 22 ottobre 1917 gli austriaci misero in atto un poderoso attacco per distogliere l’attenzione dei comandi italiani dall’ormai prossimo attacco di Caporetto. Dopo la disfatta di Caporetto, il Cadore subì una durissima invasione, carenza di cibo e fu vittima della diffusione di malattie quali la tubercolosi e la pellagra che decimarono in particolare la popolazione giovane.

Il 3 novembre dello stesso anno le truppe ricevettero l’ordine di abbandonare le postazioni per ripiegare verso il Monte Grappa. Fu la decisiva battaglia di Vittorio Veneto a riportare gli italiani nella terra cadorina, definitivamente redenta e inclusa nella provincia di Belluno.

Il 30 ottobre 1918 le truppe italiane rioccuparono il Cadore a seguito della ritirata degli austro-ungarici ormai demotivati e ridotti alla fame. La guerra finì pochi giorni dopo. Dopo la guerra anche Cortina diventò italiana.

Il dopoguerra fu caratterizzato ancora dal fenomeno emigratorio fino all’avvento del fascismo, che col passare degli anni lo limitò, non tanto per la diffusione di un certo benessere in loco, quanto per motivi politici.

Nell’estate del 1924 il rapimento e l’uccisione del deputato socialista Matteotti, con il conseguente abbandono del Parlamento da parte di tutti i partiti all’opposizione, e le leggi restrittive sulla libertà di stampa cucirono la bocca alla gente anche nei paesi cadorini.

Nel 1926, con la riforma delle amministrazioni locali, furono aboliti i consigli comunali e il sindaco venne sostituito da un podestà, nominato dal prefetto.
Tra le riforme del regime fascista meritano di essere ricordate quelle sull’istruzione, sulla previdenza e assistenza infine gli aiuti all’agricoltura e gli incentivi a produrre meglio e di più.

Invece, emblematica di una dittatura che reprimeva ogni attività politica non fascista, fu l’adozione del confino di polizia, per neutralizzare gli oppositori, e del codice Rocco, penale e di procedura penale. Anche l’istituzione del tempo libero, il cosiddetto sabato fascista, servì al regime ad avere il consenso del popolo ed educarlo alla guerra. Ed anche i Patti Lateranensi, fra Stato e Chiesa cattolica, del 1929, servirono allo stesso scopo: in questo caso, a cercare il consenso delle gerarchie ecclesiastiche e quindi dei cattolici. Mussolini, poi, girò di continuo per l’Italia, immergendosi in bagni di folla; fu pure a Belluno il 24 settembre 1938, nel vecchio campo sportivo.

Dopo la metà degli anni ’30, il fascismo cominciò la sua autodistruzione con una serie di decisioni fatali per sé e soprattutto per il popolo italiano, costretto a subirle.

Dal punto di vista economico la crisi del 1929 si fece sentire anche nella zona cadorina che fu sostenuta dagli aiuti statali dati per riuscire a limitare i suoi disastrosi efffetti.


foto: Antichi Sentieri; Webdolomiti