I sogni dell'albero

I mestieri di una volta

Storia, poesia e fatica

fotografie di Vito Vecellio

grafica e testi di Myriam Da Rin

20 luglio – 17 agosto 2013-08-20

Un albero morto – rimasto sulla terrazza della scuola commerciale T. Catullo, sede della mostra -dopo la chiusura della stessa avvenuta nel 2011, fa nascere un’idea: come farlo rifiorire? come ridargli vita?

Si pensa di consegnare ai visitatori un biglietto, invitandoli a scrivere un loro sogno:

La fotografia è sogno: qual è il vostro sogno? Scrivetelo qui: farete rifiorire questo albero vito

“Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita” William Shakespeare, La tempesta, 1611

La risposta di quanti sono stati coinvolti (203) è stata immediata ed entusiastica.
I sogni espressi riguardavano se stessi (19 %) , la famiglia (7%), la montagna e il proprio paese (18%), i valori universali (55%). Alcune risposte (1%) difficilmente classificabili sono state citate
integralmente.
Riportiamo qui di seguito i sogni, riferiti a:
• l’albero dei sogni:
“che la vita rifiorisca là dove si è spenta!”
• se stessi:
essere capiti, amati, vivere bene e in salute, realizzarsi nel lavoro, avere amici
• la famiglia
crescere bene in una famiglia unita
• la montagna: definita “luogo di serenità, pace e silenzio”, riscoperta delle proprie radici, vedere rivivere e risorgere la montagna, un risveglio dei cadorini e un aumento delle loro potenzialità, aumentare le possibilità lavorative, condivisione, fraternità e solidarietà superando divisioni
• il proprio paese:
“la cultura è vita e libertà: una scuola è vita nuova per tutti: questo paese si merita una scuola”.
• e più in generale:
tenacia nel portare avanti le proprie idee – “non de-mordere”, “tornare ad assaporare e godere delle cose semplici di un tempo, come una risata di un bimbo”, “stupirsi sempre”, una scuola libera
partiti più responsabili
ed ancora a
• valori universali
pace, serenità, tranquillità, felicità, libertà, amore, meno violenza fisica e mentale, rispetto della natura,, rispetto degli altri ( soprattutto dei più deboli), cooperazione dei popoli
e per finire un sogno nel sogno:
“dividere una teiera con il cappellaio matto” (con riferimento a “Alice nel paese delle meraviglie”)
“La vita che cos’è se non un sogno?” domanda Lewis Carrol chiudendo “Alice nel paese delle meraviglie” con una delle frasi sui sogni più suggestive, per quello che è il racconto più fantastico ed originale dell’800.
E per chiudere citiamo
Paulo Coelho “ il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni ” e Albert Einstein “Un uomo è vecchio solo quando i rimpianti, in lui, superano i sogni”.

Alla mostra – al di là dell’età anagrafica – noi abbiamo trovato solo donne e uomini giovani che sanno sognare!
Questi sogni faranno rivivere l’albero?
Salutiamoci con questo interrogativo che verificheremo assieme il prossimo anno alla Mostra 2014.

Myriam e Vito

iconapdf Mestieri di una voltaiconapdf L’economia del comune di Vigo di Cadore: fine ‘800 – primi’900

iconapdf L’allevamento del bestiame

iconapdf La fienagione

iconapdf La muratura

iconapdf La caccia

iconapdf La macellazione del maiale

iconapdf Il coro

Inagurazione nuova cellula museale

Domenica 4 agosto 2013 alle ore 17 presso il Museo della Latteria di Lozzo in Via Padre Marino ha avuto luogo l’inaugurazione della cellula museale dedicata alle segherie ad acqua di Lozzo e del Cadore. Un itinerario arricchito da 2 preziosi modellini in legno realizzati in scala a riproduzione di una segheria di Lozzo (quella dei Pellegrini) e di una di Calalzo sul Molinà. Opera di Walter Laguna e di Remo David, rispettivamente, due anziani appassionati che partendo dagli edifici storici hanno riprodotto con pazienza certosina modellini funzionanti.segheria-walter-3

Alcuni pannelli illustrativi riportano la storia di queste costruzioni che permettevano in Cadore di sfruttare il corso dei torrenti per azionare le macchine indispensabili alla lavorazione del legname. All’inaugurazione erano presenti Carla Laguna, che ha curato la ricerca storica e ha realizzato i pannelli, e gli autori dei due modellini che hanno presentato il loro lavoro. La cellula museale è stata resa possibile dall’impegno dei volontari del Museo della Latteria e dall’Union Ladina del Cadore de Medo con il contributo della regione del Veneto.

segheria-walter-2

COME CHE ERA NA OTA LA SCOLA CA' DA NOI

LA MAESTRA DE NA OTA – secondo toco

Cuanche la maestra la se infuriaa de bruto la me ciamea de le parole che gneache se capia cè che la voela dì, parole de na ota: forse la liedea su l vocabolario…Satapiras, singara. Strolega, nane. La se sfoghea e po’ la se calmea. Co ela te inparee anche se no te volee, la fasea co l cuor, pur nte la so’ severità. Me penso che era n colega che ogni tanto el marinea la scola porcé el dea nte l bosco a ciatà legne o fonghe, ela mandea el bidelo a rincurialo, porcié l era tanto inteligente e por ela era un pecà vedelo sacrificou por la famea.

Ogni tanto vegnia a scola una mare o un pare de calche scolaro che ela avea dou bote, no puoi fei nome, ma un on l à spasemada e me penso che el disea n dialeto:”Te folo del neve se te urte ancora me fios”. Io’ staseo senpre chieta e studiao anche porcé ereone tacade de ciasa. Io’ staseo agno’ che ades é l emporio Martini e ela là agno’ che é n negozio.

Confesi che tante ote deo a sonà el conpanel, ora che la vignea a vardà chi che era, ero belo inte de cusina mea, e nisun savea nuia. Me pagao por i patafe che la dasea!…

Al dì de ncuoi la sarae n preson! Come canbia duto! Calche ota me capita de sientì ala television, zerte strafalcioi de dente colta e me vien spontaneo dì “Se dea a scola dala AB. Con una tal maestra a la fin da l an scolastico, ereone dute pasade con biei vote!”.

Ancora ncuoi son grata a ela. Dopo el tenpo te madura e se te as ize algo de bon, prima o daspo’ te lo tire fora. Però dison grazie a na bona base avuda che se va avante daspo’ nela vita.

Ida Molin – Auronzo

Omaggio alle Minoranze Linguistiche Storiche in Italia - Dodici canti per dodici lingue

Le Unioni Ladine Val Biois, Cadore de Medo, Comelgo e il Gruppo Folk “I Legar”, col patrocinio dell’Istituto Ladin de la Dolomites, organizzano la manifestazione denominata “Omaggio alle Minoranze Linguistiche Storiche in Italia – Dodici canti per dodici lingue“.

Lo spettacolo è una creazione tra recital, multimedialità e canto intesa a presentare, con un brano musicale e una breve storia, ognuna delle dodici comunità storiche di parlata minoritaria che lo Stato italiano riconosce dal 1999 con la Legge 482.

Una carta dell’Italia con la posizione delle comunità minoritarie accompagna gli spettatori in un viaggio particolare e ricco d’emozioni, facendo conoscere e apprezzare i suoni e le melodie albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene, croate, francesi, francoprovenzali, friulane, ladine, occitane e sarde.

Protagonista del recital è il gruppo piemontese “Chambra d’Oc”, animato da Dario Anghilante (voce recitante), Flavio Giacchero (sax soprano, clarinetto basso, cornamuse), Marzia Rey (voce, violino), Luca Pellegrino (voce, ghironda, fisarmonica), Paola Bertello (voce). Lo spettacolo “Omaggio alle Minoranze Linguistiche Storiche in Italia – Dodici canti per dodici lingue” sarà presentato in terra ladina bellunese in tre serate consecutive:

  • venerdì 24 febbraio 2012 alle ore 20.30 nella Casa della Gioventù di Caviola;
  • sabato 25 febbraio 2012 alle ore 20.30 nella Casa della Regola di Casamazzagno;
  • domenica 26 febbraio 2012 alle ore 16.30 nella sala di Palazzo Pellegrini a Lozzo di Cadore.

Oltre alle Unioni culturali ladine che hanno organizzato ed ospitano lo spettacolo, è d’obbligo un cenno di ringraziamento per la collaborazione alla Parrocchia di Caviola, alla Regola di Casamazzagno ed al Gruppo Musicale di Costalta. Ingresso libero.

 

 

presentazione della guida Drau - Piave

Venerdì 24 febbraio ore 20,45 a Nebbiù di Cadore presso la Casa della Magnifica Regola verrà presentata la guida Drau – Piave curata da Ivano Alfarè Lovo e Letizia Lonzi.

Parla ladin, siéntete cadorin. 30 ane de Union Ladina del Cadore de Medo

Convegno sulla ladinità sabato 21 maggio con inizio alle 9 nell’ Auditorium Cos.Mo. di Pieve in concomitanza con lo spegnimento delle 30 candeline da parte dell’associazione dell’Unione ladina del Centro Cadore che lo ha organizzato in collaborazione con l’Istituto ladin de la Dolomites. A seguire Disnà ladin a Vallesella di Cadore…

Il meeting vuole sollecitare tutta una serie di riflessioni sui percorsi e sugli strumenti per la tutela delle minoranze linguistiche in un’ottica europea. Il tema è: «Parla ladino: sentiti cadorino! 1981-2011: 30 anni di Union Ladina del Cadore de Medo».

Fitto e di spessore il programma che prevede, dopo il benvenuto del coro della Scuola primaria di Calalzo e i saluti delle autorità locali, la partecipazione di rappresentanti regionali del Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. I deputati Gianclaudio Bressa e Karl Zeller illustreranno quindi la nuova legge sulla minoranza ladina del Veneto, in discussione in Parlamento.

Alle 11 interverranno quindi esperti di lingua minoritaria come Luigi Guglielmi, che relazionerà su «Ladino: l’isola che non c’è?», e Marco Stolfo su «Tutela, diritti, opportunità. L’Europa batte dove la lingua duole». Sabrina Rasom invece proporrà l’opportunità «Può diventare lingua ciò che si vuole che lingua diventi». A chiusura ci sarà il dibattito.

Siccome oltre che giornata di impegno lo è anche di festa, l’evento si sposterà a mezzogiorno al Parco di Vallesella, dove sarà allestito il pranzo con specialità cadorine, proposto dal Centro Enaip di Calalzo all’insegna della tradizione e della riscoperta di antichi sapori. Aldo De Lotto & Band  intratterrà infine i presenti con musica e cabaret in ladino cadorino. Il costo del biglietto è stato fissato in 15 euro (gazzettino).

Conferenza stampa del Comitato Belluno Autonoma sulla bocciatura del referendum da parte della Cassazione

 

Conferenza stampa del Comitato

Belluno Autonoma

a seguito della bocciatura del referendum

da parte della Corte di Cassazione.

 

 

Speravamo di gioire qui per il raggiungimento del nostro quarto obiettivo impossibile. Invece la suprema Corte di Cassazione ha giudicato illegittima la nostra richiesta di referendum. Noi non possiamo che accogliere la sentenza e rispettarla, anche se non condividerla appieno. Sul serio, la rispettiamo. Essa ci indica comunque la via maestra e scambia i tempi dei due adempimenti. Avevamo ben chiaro che ci sarebbe voluta una legge costituzionale.

[…]

Il cinismo che ora emerge trionfante, nelle parole di chi dice “ve l’avevamo detto che era impossibile” (ma non gli avvocati costituzionalisti interpellati anche dall’ente Provincia) è solo la manifestazione della rinuncia alla speranza, della resa di coloro che, comunque, hanno messo in salvo i loro interessi personali e non gliene importa nulla se i cittadini bellunesi sono senza prospettive di lavoro, vendono terre e boschi ad un euro a metro quadrato, vendono le loro case a chi le abita 15 giorni l’anno, sono sopraffatti da una concorrenza spietata e sleale, in ambito turistico ed agricolo, di vicini strepitosamente privilegiati. Bene, crogiolatevi pure nel caldo del cinismo di una politica senza futuro, senza progetti, senza aspirazioni, senza passione e priva d’ogni pudore.

[…]

Il comitato Belluno Autonoma, Dolomiti Regione non si sente sconfitto. E’ a disposizione dei bellunesi per contrastare il degrado, l’abbandono, l’inerzia, il cinismo e per coltivare la speranza e il diritto di fare tutto ciò che è necessario per garantire il diritto di vivere ai montanari delle Dolomiti. Qui siamo nati e cresciuti e intendiamo restare, nell’ostinato e duraturo impegno per accudire un territorio difficile, ingrato e bellissimo, del quale siamo e continueremo ad essere orgogliosi custodi.

In ogni caso “Meglio un povero di condotta integra che un ricco di costumi perversi”. Proverbi 19,1.

[leggi tutto sul blog di Belluno Autonoma]



Femenes - vita quotidiana delle donne ladine nel Cadore di un tempo


Il libro è ora disponibile per la consultazione e per il download su Google Libri :

Dalla presentazione del libro edito dall’Union Ladina del Cadore de Medo:

Doe parole pa spiegà.

Femenes no nase dala voia de lassà n recordo dele strussie che le nostre femene de na ota dovea ogni dì sobarcasse. Credo che no sea debesuoi. Savon dute, fin massa ben, i mile dover che ogni femena dovea portà come na cros, da cuan che le era poco pì de tosatele, fin cuan che vegnia l momento de lassà sto mondo: fei davoi ai fardiei pì pìciui, di a tole aga nte brente, parecià l disnà, lavà le strazarie sui rin o sui lavadoi, parecià da vestisse, taconà, mendà, filà lana o cianeipa, fei tela che sarae servida par fei biancaria. Chesto par cuanto reguarda l laoro nte ciasa.

Vegnia po da netà la stala, da monde e guarnà le bestie, da portà l late n lataria, l laoro nte i cianpe, l portà ruoi, vangà, sapà, semenà, curà, tole su e parecià chè che l cianpo te dasea. E po ncora le avea da idà a seà l erba, da spandela, da rodolà, restelà, fei cogoluze, e par finì tole su l fien fato e portalo nte i tabià n giro pai luoghe opura, se le era da visin del paes, portalo co l lenzuó o la cuerta da fien, se propio dea ben co la luoida, nte i tabià che era sora le stale, pronto par dai da magnà a le bestie.

Femenes é n tributo, piciol ma pien de sentimento, no al laoro fato da le femene, ma a le femene che chel laoro lo à fato, nte ogni momento, pronte a patì, piande, strende i dente, rassegnade a l so destin ma nte l medesimo tenpo segure de esse davoi a fei algo de gran. Femenes l é dedicou soralduto ale femene de na ota, ma anche a chele de ncuoi, dei nostre dì. che anche se l mondo l é canbiou, le sa e le siente de dové fei de duto, ncuoi come alora, par tigni su le famea.

11 gennaio 2011: il Consiglio Provinciale dà il via libera al referendum per Belluno Autonoma

copiato pari pari dal sito di Belluno Autonoma

Oggi 11 gennaio 2011, alle ore 17,30 il Consiglio provinciale di Belluno ha votato una delibera nella quale si chiede al Governo nazionale di indire un referendum con il seguente quesito: Volete voi che l’Amministrazione provinciale di Belluno promuova la procedura per il referendum previsto dall’art. 132, comma 2, della Costituzione affinché il territorio della Provincia di Belluno sia separato dalla Regione Veneto per entrare a far parte della regione autonoma Trentino Alto Adige?

La decisione è stata sollecitata dal Comitato “Belluno Autonoma, Dolomiti Regione” che ha raccolto 17.500 firme per chiedere al Consiglio la delibera approvata oggi. Il Comitato propone questo referendum perché le politiche sociali ed economiche della regione Veneto non sono in grado di affrontare e risolvere gli specifici problemi della montagna bellunese. Ciò provoca una costante emorragia di residenti, la chiusura d’imprese e servizi pubblici e privati, e lo spopolamento delle Dolomiti, patrimonio dell’umanità, sempre meno ospitali per i popoli che le abitano da secoli.

Per dare un futuro alle comunità delle Dolomiti bellunesi è necessario dotarci di politiche e strumenti amministrativi su misura della montagna. L’autonomia che desideriamo non serve per isolarci dal mondo ma per affrontare a viso aperto, con le nostre forze, e con l’auto della comunità nazionale ed europea, le sfide della globalizzazione e dei mercati internazionali. Siamo orgogliosi di vivere in uno dei posti più belli al mondo e siamo determinati a rimanerci e per questo abbiamo il dovere di salvarci dal declino e dall’estinzione. Confidiamo nella comprensione delle istituzioni pubbliche regionali e nazionali e nella intelligente ricerca di una soluzione praticabile, legale e pacifica che ci permetta di garantire una vita serena alle generazioni future delle Comunità bellunesi.

Il Comitato manifesta la propria profonda soddisfazione per la delibera del Consiglio Provinciale.

Eccoci qui.

Abbiamo raggiunto il secondo dei nostri obiettivi impossibili.

Volevamo una delibera unanime del Consiglio Provinciale di Belluno. Abbiamo chiesto a tutti i Gruppi e a tutti i Consiglieri di decidere liberamente ma di considerare l’importanza di un pronunciamento unitario, per iniziare un processo referendario che non divida i Bellunesi ma permetta a tutti di riflettere su come costruire un comune futuro. Oggi il Consiglio Provinciale ha votato. Vent’uno consiglieri su 23 (uno era assente) hanno votato a favore del referendum.

Un risultato eccellente. Un fatto di grande rilevanza sociale e politica. Le comunità bellunesi trovano nel loro Consiglio Provinciale l’istituzione che raccoglie la proposta di Referendum popolare sostenuto da 17.500 elettori firmatari.

Ogni Consigliere ha le proprie idee e convinzioni che non sono state elemento di divisione ma di condivisione di una proposta che segna un cambiamento nella politica bellunese. Finalmente un obiettivo comune di elettori e eletti. La fiducia riposta nelle persone e nelle istituzioni ha dato i suoi frutti. I Consiglieri Provinciali hanno dimostrato di saper ascoltare le richieste dei cittadini. C’è ancora spazio per la buona politica, per la faticosa ricerca del bene comune. Basta volere.

Molte cose sono cambiate da quando abbiamo iniziato quest’avventura e molte ne cambieranno nei prossimi mesi. Non dobbiamo guardare al futuro con paura e rassegnazione, non lo dobbiamo guardare con gli occhi del presente. Solo comunità forti, sicure di sé, con adeguati strumenti amministrativi, con una coesione fondata sulla leale collaborazione, possono affrontare il mare aperto della competizione internazionale. Non è più tempo di liti e divisioni, è il tempo di remare insieme per decidere quale futuro dare ai nostri figli e ai nostri nipoti.

Ora la richiesta di Referendum arriverà sul tavolo del Ministro degli Interni, sarà sottoposta al Giudizio della Cassazione e del Governo. Quando sarà indetto il Referendum avremo bisogno di una discussione serena, non di divisioni tra i cittadini. Saremo capaci di farlo? Non abbiamo motivi per dubitarne.

Vogliamo alimentare la speranza in una via possibile, lecita e pacifica per ottenere gli strumenti amministrativi necessari per governare il cambiamento e rispondere ai bisogni delle comunità bellunesi. Niente di più e niente di meno.

Come vedete non manchiamo di altri obiettivi impossibili.



comunicato stampa in formato PDF



Belluno Autonoma è solo una tua scelta.

Qui trovi tutta la documentazione per capire che non abbiamo alternative: o conquistiamo la nostra Autonomia, o siamo condannati all’estinzione.

Consulta il sito, informati, ragiona e diventa anche tu un convinto Autonomista.

Facci conoscere a tutti i tuoi amici, aiutaci a diffondere in ogni angolo della provincia questa nuova coscienza Autonomista.

Intervista di Belluno Autonoma su Radio Più


Come è stato ampiamente riportato dalla stampa, il 4 dicembre scorso il Comitato per Belluno Autonoma si è incontrato con Stefano Ghezze, Presidente del Consiglio Provinciale, al quale ha consegnato le 16.500 firme raccolte dal Comitato Belluno Autonoma per l’indizione del Referendum provinciale.

In seguito, alcuni dei nostri amici autonomisti hanno fatto “quattro chiacchere” a Radio Più, portando un ulteriore contributo alla spiegazione delle cosiddette “ragioni del referendum”. Qui di seguito il link al quale potete ascoltare l’intera intervista (che può eventualmente essere scaricata cliccando su “Download” per un ascolto offline; la dicitura download appare dopo aver messo in esecuzione il file). Avanti con l’Autonomia!